CASO ASM RIETI: “SCELLERATEZZA DELLA GIUNTA PETRANGELI”

Lug 2, 2015 | Politica | 0 commenti

di Sonia Cascioli (Fratelli d’Italia-AN) – Andrea Sebastiani (Lista Civica Rieti Che Sviluppa)
Luigi Gerbino (Forza Italia)

Dilettanti pericolosamente allo sbaraglio. Questo il titolo certamente più appropriato dell’ennesima triste puntata della saga Petrangeli/ASM che se non riguardasse le sorti di una azienda che conta più di 200 dipendenti potrebbe tranquillamente essere annoverata tra le più esilaranti e grottesche soap opera del momento.

Ricapitoliamo per fare un po’ di chiarezza. Dopo gli slogan della campagna elettorale (maggio 2012) – “Occorre restituire le Aziende comunali partecipate alla loro funzione pubblica e ridefinire gli scopi in relazione ai progetti dell’amministrazione, in quanto strumenti per perseguire politiche di equità e di sviluppo” – che ovviamente non hanno prodotto assolutamente nulla, anche i buoni propositi enucleati a margine del primo rimpasto di giunta hanno prodotto il classico buco nell’acqua (settembre 2013) – “Il sistema dei Servizi Pubblici Locali riveste una grande importanza in una fase nella quale, oltre alla messa in sicurezza dell’Azienda Servizi Municipalizzati e la garanzia dei livelli occupazionali, sarà necessario pianificare ed esplicare le forme di gestione dei servizi e le forme di gestione delle aziende”. Nel bel mezzo le lettere accorate del dirigente pro tempore (giugno, settembre e novembre 2012) che invitava il Sindaco a convocare un tavolo urgente per definire le procedure da adottare al fine di scongiurare l’imminente scadenza dei contratti di servizio con ASM (dicembre 2012).

Da allora sono passati ben 30 mesi, due anni e mezzo di nulla amministrativo. Ovvero di una serie di atti incomprensibili ai più ma che agli occhi dei novelli strateghi della politica sono stati sufficienti per eludere, con una invidiabile nonchalance, tutta la normativa imperante nel settore degli appalti pubblici di servizi. Siamo passati per il famigerato parere dello studio Di Fava, che per la modica cifra di poco più di 22.000 euro confermò al Sindaco Petrangeli che era necessario indire una gara pubblica e che non si poteva continuare con proroghe dell’affidamento che di fatto alteravano il mercato e quindi la concorrenza. Quel parere, che evidentemente non corrispondeva alle aspettative della maggioranza, finì in un cassetto sommerso da tante altre carte. Sono arrivate le segnalazioni alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, all’AVCP (oggi ANAC), all’Antitrust. E questo ultimo organo di vigilanza ha in più occasioni messo nero su bianco l’assoluta illegittimità dei provvedimenti adottati dal Comune di Rieti tanto da arrivare a scrivere che “l’utilizzo dell’istituto della proroga dei contratti dovrebbe essere circoscritto a quelle situazioni realmente emergenziali e non prevedibili” e “la proroga non può prestarsi ad un utilizzo distorto, legittimando il perdurare di affidamenti non conformi” per lo più riconducibili, come nel caso del Comune di Rieti, “ad una precisa strategia dilatoria dell’amministrazione, volta ad eludere il dettato normativo approfittando di qualsiasi finestra che consenta di prolungare il più possibile il mantenimento dello status quo”.

Nell’intento di dimostrare di aver recepito quanto nella realtà si stava distorcendo la norma, arrivando di fatto a favorire con affidamenti diretti illegittimi una SpA, seppur partecipata dal Comune al 60%, il buon Petrangeli il 18 giugno del 2014 porta in Consiglio comunale l’approvazione di una delibera con la quale si dispone l’avvio delle procedure per l’indizione di una gara a doppio oggetto. Qualcuno penserà che di fronte alla volontà della massima assise cittadina nulla si potesse più fare per eludere ulteriormente la norma.

Ed invece, la Giunta Petrangeli anche in questo caso supera se stessa: aspetta il 3 dicembre 2014, quasi 6 mesi, per deliberare che, non essendoci in Comune professionalità idonee a predisporre la gara, è necessario “procedere all’appalto di servizi specialistici per la predisposizione del bando di gara a doppio oggetto relativo alla società ASM, nonché a tutti gli atti propedeutici”. E così il 7 gennaio 2015, con Ordinanza sindacale n.453, il Sindaco Petrangeli si sarà sentito assolutamente “coperto” nell’ordinare ad ASM la non interruzione del servizio. Qualcuno dirà: e va bene è andata così, ma dal 7 gennaio ad oggi qualcosa avranno pur fatto per non trovarsi di nuovo “costretti” a violare le norme? Ed invece siamo arrivati al 30 giugno 2015 (3 anni dopo le famose lettere del dirigente pro tempore!!!) ed ancora il povero Petrangeli non ha potuto far altro che ordinare di nuovo ad ASM la non interruzione del servizio “ravvisata la contingibilità ed urgenza, nonché il pericolo per la salute e incolumità pubblica”.

Ma stavolta, per gettare un po’ di fumo negli occhi dei cittadini di Rieti, come se quello dispensato a quattro mani sino ad oggi non bastasse, richiama persino due relazioni dei solerti Dirigenti pro tempore Dionisi e Cricchi i quali contestualmente alla firma della seconda ordinanza del 30 giugno 2015, tirano fuori il coniglio dal cilindro!

Se è vero infatti che il Consiglio di Stato si è espresso “in materia di requisiti costitutivi dell’in house providing, alla luce della nuova Direttiva 2014/24/UE del 26 febbraio 2014”, lo stesso organo consultivo specifica che la PA può fornire o procurarsi il servizio laddove concorrano “Controllo analogo”, “Destinazione prevalente” e “Partecipazione pubblica totalitaria della società attuatrice”. D’altra parte la stessa “Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), il cui avviso è stato acquisito dal Consiglio di Stato nel corso del procedimento, nel ribadire l’orientamento della giurisprudenza, secondo cui l’affidamento in house può essere ammesso al ricorrere dei due requisiti del controllo analogo e dell’attività prevalente, aveva ritenuto, per la garanzia della sussistenza del controllo analogo, necessaria una partecipazione pubblica totalitaria, escludendo la configurabilità di tale requisito in presenza di una compagine societaria composta anche solo parzialmente da capitale privato”. E d’altra parte il tentativo maldestro del dott. Dionisi (farina del suo sacco?) di far passare l’idea che alla situazione ASM si possa applicare la “condizione innovativa secondo cui nella persona giuridica controllata forme di partecipazione diretta di capitali privati sono compatibili con il modello in house” non tiene, a fronte proprio della considerazione che tale assunto è percorribile ove concorra la duplice condizione che la quota riservata al privato non comporti controllo o potere di veto sulla Società partecipata e che la stessa quota non sia capace di esercitare una influenza determinante sulla persona giuridica controllata. E’ del tutto evidente che il caso ASM, dove il privato detiene il 40% delle azioni della Società, non rientra in questa ipotesi. Sullo slancio finale rispetto alle possibili soluzioni strategiche da adottare per il futuro assetto di ASM, non riteniamo di occuparci anche in considerazione del fatto che lo stesso Dionisi, fino a ieri, si è riconosciuto inidoneo per incompetenza a promuovere soluzioni strutturali, salvo poi proporre al Sindaco la cessione del servizio di trasporto pubblico locale, del servizio scuolabus e dei servizi cimiteriali ed il passaggio del servizio di raccolta dei rifiuti ad altra società, di fatto smembrando l’azienda (sempre farina del suo sacco?).

Riteniamo, infine, inutile commentare la nota del dott. Cricchi atteso che afferma di aver “appreso occasionalmente solo ieri di una nota del dirigente il Settore Finanziario sulla difficoltà, da parte dello stesso, a predisporre gli appalti di servizi specialistici propedeutici alla predisposizione del bando di gara a doppio oggetto, come da incarico di Giunta comunale e da atto di indirizzo del Consiglio comunale, quantunque il sottoscritto avesse richiesto informazioni sullo stato della procedura già con nota del 25 novembre 2014 e con nota del 28 marzo 2015, entrambe rimaste prive di risposta”.

L’amarezza che proviamo in questo momento di fronte ad una gestione scellerata della cosa pubblica è pari ai dubbi che si alimentano sul rapporto intercorrente con il socio privato che, a fronte di bonus a favore del Comune di milioni di euro e della garanzia a rinunciare anche agli interessi passivi maturati per ritardato pagamento, arrivando a redigere un nuovo bilancio ad hoc, chiude per il secondo anno consecutivo in perdita. Perché un azionista privato fa scelte lesive dei propri interessi??

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