Coop 76, ancora divisioni a sinistra

Giu 30, 2012 | Economia | 0 commenti

Enrico Turchi della Cgil si è visto costretto a scrivere una lunga lettera per controbattere agli attacchi ricevuti dalla sua organizzazione sindacale da parte di esponenti dello stesso centro-sinistra.

“Constatando – scrive Turchi – che intorno alla vicenda Coop Risparmio 76 si continua ad alimentare polemiche di ogni genere spesso e volentieri basate su disinformazione e falsità che basterebbe andare a controllare e che la vicenda Coop Risparmio 76 da gennaio ad oggi è stata oggetto di strumentalizzazioni e battaglie che hanno più a che vedere con interessi di ordine economico e politico che  con materia sindacale (difesa degli interessi dei lavoratori e dei posti di lavoro).

La Filcams Cgil di Rieti  nel pieno rispetto delle opinioni altrui dice però BASTA e non è più disposta a tollerare l’uso di palesi (basta controllare alla fonte) falsità a sostegno di tesi precostituite contro la Filcams Cgil e la Cgil  di Rieti.

Quando sarà possibile tornare a discutere di questa vicenda sulla base di dati di fatto e non sulla base di falsità e calunnie? Dobbiamo provare a sentire un legale per tutelare la verità e il nome della Cgil?

Ultimi due casi:

1) si legge che la Filcams Cgil avrebbe firmato un accordo con Evergreen pur se l’assemblea dei lavoratori l’aveva respinto che ha rilevato in fitto di ramo d’azienda tre P.V. della Coop 76:  è una calunnia

2) si legge  che la Filcams Cgil sarebbe contraria alle intenzioni di subentro in fase di liquidazione coatta enunciato da Coop Centro Italia ai alle OO.SS., ai sindaci e   al presidente della provincia il giorno 22.6.2012:  è una calunnia.

proviamo a riassumere la questione per chi ancora non ha avuto il tempo, la voglia e l’umiltà di andarsi a leggere la legge che regola il fitto di ramo d’azienda in Italia e continuano a buttarla in caciara (o in politica) senza occuparsi dei danni che la disinformazione reca alla vita delle persone e dei lavoratori in carne e ossa.

1) l’art 2112 del codice civile e la L. 428 stabiliscono che in caso di fitto di ramo d’azienda  (quando riguardi più di 15 lavoratori) cedente e cessionario 25 giorni prima della formalizzazione dell’atto sono tenuti a darne informazione alle OO.SS. le quali possono (entro 7 giorni dalla comunicazione) chiedere un incontro per addivenire ad un accordo che regoli il passaggio dei lavoratori.  Un accordo che salvasse al meglio possibile il salvabile  è stato da CGIL CISL e UIL di categoria  provinciali e regionali faticosamente raggiunto sulla base di un testo che non è stato sottoscritto subordinando la sottoscrizione all’esito dell’assemblea dei lavoratori.  Siccome il testo è stato nell’assemblea del 25 giugno respinto dai lavoratori,  non è stato possibile a  CGIL CISL e UIL di categoria  provinciali e regionali sottoscrivere alcun accordo e cedente e cessionaria hanno da quel momento avuto la libertà di procedere senza il vincolo di un accordo sindacale (noi riteniamo che il venire meno delle clausole previste dal testo ha privato e priverà di importanti tutele i lavoratori (67) impiegati nei tre punti vendita interessati dal fitto, nonché quelli degli altri P.V. (per i quali il testo non approvato prevedeva il diritto di precedenza).

Nei giorni successivi è successo quello che era prevedibile (tranne che per chi è in malafede) ovvero il cessionario Evergreen ha cominciato a chiamare i dipendenti dei negozi fittati e ha loro proposto individualmente l’assunzione in condizioni di debolezza e al di sotto delle
tutele garantite da un accordo sindacale (era stato bocciato!), dando loro appuntamento presso la Commissione  di Conciliazione della Direzione Territoriale del Lavoro (Ufficio Provinciale del Ministero del Lavoro) dove le transazioni individuali di passaggio dei lavoratori da Coop76 a Evergreen sono state verbalizzate da una commissione composta (sempre per corretta informazione) da 3 membri (1 designato dalle associazioni padronali, 1 designato dalle associazioni dei lavoratori e da un funzionario del Ministero del Lavoro in qualità di presidente).  Verificare in DTL per uscire dal falso e dalla calunnia per  tornare alla verità dei fatti concreti. Il testo della conciliazione non è stato da noi concordato.

2) Sin dall’inizio della crisi la Filcams Cgil nelle sue articolazioni provinciali, regionali e nazionali e la Camera del Lavoro hanno intrapreso contatti coi gruppi operanti sul territorio (Coop Centro Italia, Pac 2000 Conad) e con le articolazioni regionali e nazionali di Lega delle Cooperative per trovare soluzioni. Oltre a ciò la Filcams Cgil ricorda di aver sollecitato (anche attraverso un promemoria scritto e quindi documentabile  all’allora candidato sindaco Petrangeli) nonchè al presidente della Provincia Melilli l’intervento di Coop Centro Italia.  Risultato: ognuno dei soggetti ha risposto che un eventuale intervento sarebbe avvenuto solo a liquidazione di Coop76 dichiarata e quindi nessuno di questi soggetti era disponibile ad aprire alcun confronto o trattativa per trovare una soluzione.

L’unico soggetto che si è fatto avanti è stato Evergreen e solo con questo è stato possibile aprire una trattativa (conclusasi con l’ipotesi di inetsa poi bocciata dall’assemblea).  E’ falso quindi che la Filcams Cgil e la Cgil sono contrarie alla Coop Centro Italia. Se i liquidatori nominati annulleranno il tutto si potrà riavviare la discussione con Coop Centro Italia che con i negozi riaperti e i lavoratori occupati non avrà problemi a portare a termine il suo progetto. Una posizione che nell’incontro del giorno 22.6.2012 ci pare venne apprezzata come unica di fatto possibile dallo stesso presidente Raggi, dal sindaco Petrangeli, dai sindaci di Monopoli, Poggio Mirteto e Fara Sabina nonché dal presidente della Provincia.

 Commento:

a) è possibile che qualcuno continui a  credere e/o a far credere alla favola che il sindacato dei lavoratori sia in grado di mettere il veto ad una compravendita? (può criticarla, può cercare di regolamentarla con accordi, ma è FALSO far credere che la legge gli dia il potere di veto).

b) è possibile che qualcuno si  stupisca   (e/o faccia finta  di stupirsi)  dell’ovvia possibilità che una volta bocciato il testo di un accordo l’atto vada comunque avanti, ma in condizioni peggiori per i lavoratori e senza più alcuna possibilità del sindacato di mediare il passaggio del lavoratore da cedente a cessionario?  Si fa notare infine che il testo di un possibile accordo è statoe voluto  non dalla sola Filcams Cgil, ma da Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs provinciali e regionali dopo ore ed ore di trattativa, segno che a qualcosa serviva ed era utile, come forse  adesso si stanno accorgendo i lavoratori che ne rivendicano i contenuti .

La Filcams Cgil rivendica da ultimo la coerenza della sua posizione di fondo, sin da quando chiese ai lavoratori di non abbandonare fino all’ultimo i posti di lavoro, ovvero che nell’ampio raggio di incognite  che possono accadere su questa drammatica vicenda (modalità di liquidazione, quali saranno le scelte dei tre commissari liquidatori),  azioni dei proprietari degli stabili (se passa lo sfratto chi subentra  non avrà obblighi nei confronti dei lavoratori e le licenze saranno a completa disponibilità degli
stessi proprietari)
, la posizione migliore per difendersi è quella che i lavoratori stiano dentro i punti vendita  piuttosto che in cassa integrazione.

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