Leggo sui quotidiani della lite “famigliare” tra il deputato PD Melilli ed il sindaco SEL Petrangeli; verrebbe da derubricarla a questione privata, se in gioco non ci fosse il destino di un intero territorio, e le dichiarazioni del deputato Sabino non suscitassero alcune riflessioni, forse maliziose.
La prima è osservare come la “migrazione” romana dell’onorevole Melilli, ha anche trasformato il suo modo di pensare: da presidente della provincia e dell’UPI, l’esponente sabino fu strenuo difensore delle aree interne contro l’aggressione delle gradi città, nemico (con molte ragioni) del declassamento delle provincie, paventando, come poi è stato, la desertificazione dei territori periferici; oggi, con una giravolta a 360 gradi, si fa alfiere di una riforma demenziale che cancella definitivamente gli ultimi presidi su quegli stessi territori, condannando alla migrazione urbana migliaia di persone.
La seconda è invece di natura politica: è un fatto indiscutibile che l’attuale sindaco di Rieti sia del tutto inadeguato a gestire una fase storica in cui sarebbe necessario capacità decisionale per cercare di difendere in qualche modo il ruolo del comune fu capoluogo, rivendicando una centralità ed una capacita centripeta rispetto ai comuni limitrofi. L’attuale amministrazione sta invece operando al contrario, marginalizzando ed impoverendo ancor di più Rieti, in nome di un’ideologia pauperistica e di una prassi ragionieristica devastante. Ma la domanda è : se tutto questo è vero, se Melilli, massimo esponente del PD provinciale, denuncia con veemenza l’incapacità del primo cittadino, perché il suo partito continua a tenerlo sulla poltrona? Saremo davanti ad una nuova era della politica, come afferma bimbo minchia Renzi, ma i metodi e le prassi sono sempre le stesse.
Chicco Costini
Area Prima l’Italia Rieti






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