di Marco Staffiero
Sempre connessi, sempre pronti a rispondere all’ultima email. Il lavoro da casa sta dimostrando tutti gli effetti negativi. L’individuo non è un robot programmato, ha bisogno della sua libertà. Lavorare da casa è un ottimo strumento per ritagliarsi dei propri spazi, ma tutto questo deve essere indirizzo a qualcosa di costruttivo e salutare per se stessi. Non a caso lo smartworking ha allungato gli orari di lavoro almeno al 40% degli impiegati. Lo afferma una ricerca della società di consulenza Gartner, secondo la quale i lavoratori ‘ibridi’, che in parte o totalmente lavorano da casa, si staccano dal lavoro due o tre ore dopo il normale orario e sono molto più a rischio stress.Chi lavora da casa non solo fa orari più lunghi, spiegano gli esperti, ma fatica a ‘staccare’ 1,27 volte più di chi è in ufficio.Le giornate di lavoro, si rileva nella ricerca riportata da Usa Today, sono appunto due o tre ore più lunghe rispetto al periodo precedente la pandemia, un arco di tempo ancora maggiore rispetto ai 48,5 minuti in media trovati qualche mese fa da uno studio dell’università di Harvard in 18 città nel mondo.”Il tradizionale orario dalle 9 alle 5 non ha più senso oggi – afferma l’autrice principale della ricerca, Alexia Cambon – perché siamo in un ecosistema in cui si lavora tutto il giorno da casa e ci sono molte più interruzioni per motivi lavorativi o familiari. Dobbiamo mettere qualche confine perché questo non va bene per la salute mentale, visto che conciliare tutti gli aspetti è diventato più difficile”. L’iper-connettività che può derivare dall’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, per un verso, espone a maggiori rischi la salute – tanto fisica, quanto mentale – dei lavoratori da remoto, i quali possono incorrere più facilmente in patologie quali il techno-stress, la dipendenza tecnologica, il burnout; per altro verso, tende a confondere i confini tra vita professionale e vita personale, in contraddizione con la finalità stessa alla quale si assume sia orientato lo smart working. Tale modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, infatti, favorisce la cosiddetta time porosity, ovvero la reciproca interferenza e sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita, che può essere fonte di conflitti personali e familiari. Quindi prendiamoci il nostro spazio, la nostra libertà. Dedichiamo del tempo a noi stessi, alla nostra famiglia. Passiamo del tempo all’aria aperta a stretto contatto con la natura, ascoltiamo musica rilassante, apriamo il cuore e la mente verso letture profonde, pratichiamo Yoga.






Confermo quanto leggo, per esperienza personale e purtroppo é così, se da un lato hai la comodità di stare in casa pur nel rispetto degli orari canonici di lavoro, dall’altro capita sovente che il sistema si blocchi, la connessione sia lenta , il tuo superiore che comunque la mattina ti manda le pratiche da sbrigare entro l’orario… e te che fai se é capitato di tutto in una giornata topica? Ti allunghj e sfori le 17.00!!
Puo sembrare il solo lato negativo ma non lo è, stare a casa significa riscaldamento in più , mancati buoni pasto che non ti spettano dato che puoi fare tutti gli spuntini che vuoi, corrente, internet tutto a spese del lavoratore.
Oltre al malessere da mancanza di relazioni sociali e lavorative ridotte ad una telefonata.