Vorremmo tornare all’acqua minerale pubblica, riservata ai soli residenti.
La cosa non la condividiamo per un semplice motivo: il comune di Fara, le cui casse non stanno messe bene, non può permettersi di perdere fonti di introito ancorché limitate, solo perché qualche amministratore decide di voler giocare al piccolo ducetto e fare l’autarca.
Il servizio funziona così: il gestore privato incamera anticipatamente, ad ogni scarico della bombola, il proprio compenso pattuito con la convenzione, al pari del canone annuale d’uso, mentre i 5 centesimi vengono incamerati dal Comune. Per cui, logica vorrebbe che l’opportunità di fruire del servizio venisse estesa a quanti più possibile, lavoratori e studenti residenti non nel comune di Fara, turisti, proprietari di seconde case (numerosi nei fine settimana e nei mesi estivi), ma anche cittadini dei comuni vicini che, prima della genialata, venivano a caricare le loro bottiglie.
Senza scomodare Cicerone, ci chiediamo cui prodest? Ci piacerebbe avere delle risposte, pur ben sapendo che non ci saranno, così come ci sarebbe piaciuto che le minoranze consiliari si fossero poste questi quesiti ma, sa, disturbare il manovratore è troppo scomodo e faticoso, meglio accontentarsi.
PCI e SI di Fara in Sabina






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