di Marco Staffiero
Una passeggiata meditativa per festeggiare la giornata più corta dell’anno e la rinascita del Sole. Il solstizio d’inverno non solo rappresenta l’inizio della stagione fredda, ma è anche un evento ricco di significati simbolici che le popolazioni antiche erano solite festeggiare. Il solstizio (dal latino solstitium, parola a sua volta derivante da sol, “sole”, e dal tema del verbo stare, nel senso di “fermarsi”), in astronomia, è il momento che si verifica due volte all’anno quando la Terra, nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole lungo l’orbita terrestre, presenta in direzione del Sole angolo massimo o minimo tra il proprio asse di rotazione e il piano orbitale terrestre. Il Solstizio d’inverno simboleggia la morte che dà inizio alla rinascita del Sole e dell’uomo: il Vecchio Sole muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della grande Madre Terra. Un momento di grande rigenerazione cosmica per l’universo che si appresta a una seconda nascita spirituale, accedendo a quella che gli induisti definiscono la “via degli dei”, o devayana, e per l’essere umano che intraprende la via dello sviluppo sovraindividuale. Molti popoli antichi festeggiavano il passaggio dalle tenebre alla luce: nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno. In occasione di questo evento si banchettava sotto un pino, che potrebbe essere considerato l’antenato dell’odierno albero di Natale. Nell’antica Roma, a cavallo del solstizio si celebravano i Saturnali: per un giorno le distinzioni sociali erano abolite e gli schiavi prendevano il posto del padrone; per l’occasione ci si scambiava dei piccoli regali. In Cina il solstizio d’inverno viene celebrato fin dai tempi delle prime dinastie, quando si trattava di un giorno dedicato alla commemorazione degli antenati. Ancora oggi il suo significato è molto sentito: il cosiddetto Donghzi. Anche in Inghilterra sopravvivono alcune antiche tradizioni. Il monumento preistorico di Stonehenge ad Amesbury, nel sud del paese, è uno dei luoghi più suggestivi dove poter ammirare il fenomeno, tanto che molte persone vi si riuniscono ogni anno per vedere tramontare il sole. Alcuni studiosi pensano che ad aver costruito l’insieme dei megaliti siano stati i druidi, una classe sacerdotale appartenente alle antiche culture celtiche, e che la disposizione delle pietre sia stata studiata proprio per consentire una visuale perfetta del tramonto in occasione del solstizio d’inverno. Gli iraniani trascorrono la notte più lunga dell’anno in compagnia, mantenendo viva una delle più antiche tradizioni persiane: la festa di Yalda. Il termine significa “nascita”, in riferimento alla vittoria della luce sulle tenebre e quindi all’allungarsi delle giornate e alla rinascita del sole. Tracce di culti solari s’incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il sole è la vita mentre la luna la morte, in Indonesia il sole s’identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il sole, creatore della terra. Per gli Inca, la cui massima fioritura si ha intorno al XV secolo, la divinità Inti è il sole, sovrano della terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l’imperatore. Attorno a Cusco, capitale dell’impero, sorgono i Mojones, torri usate come “mire” per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Machu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il Torreon, una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'”Intihuatana”, un orologio solare ricavato nella roccia. Per i Maya il sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell’epoca notevolmente precise. Tra gli indiani d’America il sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la luna e le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il sole, durante la notte, rotolasse sotto l’orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all’astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II nel XIII secolo a.C., era dedicato al culto del Sole. In India, e specialmente nel nord del paese, si celebra il Makar Sankranti, una festività che coincide con il giorno in cui il sole entra nel segno zodiacale del Capricorno. La festa in teoria dovrebbe celebrare l’inizio delle giornate più lunghe, che in realtà sappiamo cominciare nel giorno del solstizio d’inverno, una ventina di giorni prima. La festa è dedicata a Sūrya, la divinità induista del sole, e il rituale del bagno nei fiumi è ritenuto un modo per lavarsi di dosso i peccati e ottenere la purificazione. La festa del Makar Sankranti ha nomi e tradizioni diverse, a seconda della zona dell’India in cui è celebrata.
Per festeggiare un momento di grande rigenerazione cosmica per l’universo, dopo la camminata lungo un sentiero di 12Km, pranzeremo con prodotti naturali e vegetariani presso l’Osteria Nonna Gilda. Appuntamento martedi 21 dicembre ore 9.30 presso il parcheggio del monastero di Greccio
Il costo del pranzo è di 15 euro a persona
Per info e prenotazione obbligatoria 3398054726






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