Il malessere psicologico sul lavoro fa soffrire il 50% degli italiani. Riscopriamo nuovi modelli di vita

Ott 16, 2021 | Altre Notizie | 0 commenti

di Marco Staffiero
In una società sana, ideale ogni persona attraverso le  virtù accetta e sceglie il proprio lavoro, la propria arte con amore. Espressione della sua anima, del suo volere, della sua libertà di essere umano. Tutto questo in una realtà iperindustrializzata e robotica può sembrare folle, ma rappresenta un rapporto sano tra la società, l’uomo ed il lavoro stesso. Del resto i continui dati allarmanti di stati di ansia, depressione, stress devono far riflettere. Secondo i dati emersi da una ricerca di BVA Doxa per Mindwork sul benessere psicologico dei lavoratori italiani, quasi l’85% delle persone intervistate considera il proprio benessere psicologico generale correlato al proprio benessere sul lavoro e viceversa. La quota di persone che dichiara di soffrire di frequenti problemi di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro, invece, sfiora il 50%. “L’80% delle intervistate e degli intervistati ha provato almeno un sintomo correlato al burnout (sensazione di sfinimento, calo dell’efficienza lavorativa, aumento del distacco mentale, cinismo rispetto al lavoro) – spiega Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro e customer success manager di Mindwork, prima società italiana di consulenza psicologica online interamente specializzata in ambito aziendale – Questo purtroppo non sorprende: la durata dell’emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova le persone. Anche chi, in una prima fase, ha reagito mettendo in campo le proprie risorse, si ritrova oggi a vederle sempre più esaurite”. Il 40% del campione intervistato ha riferito di non sentirsi libero di parlare del proprio malessere emotivo nel suo luogo di lavoro. In continuità con i dati 2020, l’ambiente di lavoro si conferma il luogo meno adatto ad esprimere il proprio disagio, anche tra coloro che si sentono invece tranquilli nel condividere il proprio malessere tra le mura di casa.La salute psicologica fatica ad essere normalizzata in azienda, sebbene sia una necessità urgente: una persona su tre dichiara di essersi assentata dal lavoro a causa di malessere emotivo, dovuto a eccessivi carichi di stress e ansia, che non riusciva più a sostenere. Secondo i dati emersi, inoltre, lavoratori e lavoratrici giovani hanno una maggior propensione a lasciare il lavoro a causa di un malessere emotivo ad esso correlato. Il 49% degli under 34, infatti, si è dimesso almeno una volta per preservare la propria salute psicologica. La tendenza è in aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2020.Il 92% delle lavoratrici e dei lavoratori ritiene importante che l’azienda si occupi attivamente del “benessere psicologico” dei propri dipendenti. Tuttavia, il 42% del campione intervistato ritiene inefficaci le iniziative promosse dalla propria azienda per aumentare il livello di benessere dei lavoratori e delle lavoratrici e/o ridurre lo stress legato al lavoro. Si registra, in questo caso, un aumento di quasi 15 punti percentuali dal 2020. “È importante sottolineare che in caso di ricerca di una nuova posizione lavorativa, il 73% delle persone dichiara di preferire un’azienda attenta al benessere psicologico delle sue persone – prosegue Biancamaria Cavallini – anche laddove il livello di stress attualmente percepito dalla persona sul proprio lavoro sia basso. Questo dimostra una crescente sensibilità alla necessità di un ambiente di lavoro sano”. In quelle aziende dove è previsto un servizio di supporto psicologico, il 60% delle persone lo valuta positivamente e ritiene che sia necessario che il servizio continui anche in futuro, quando l’emergenza Covid-19 sarà finita. Lo studio, interessante per avere un quadro della situazione, ma rimane pur sempre una delle tante analisi, che trovano difficoltà a risolvere un problema di notevole importanza, che riguarda il rapporto fondamentale tra l’uomo, il suo volere e la società. Trovare una risposta o una soluzione in una realtà completamente capovolta e tecnoguidata rimane difficile. La soluzione va cercata nella volontà di un cambiamento radicale nell’intera vita economica e non. Al centro ci sia l’uomo, come essere umano, come espressione divina dell’essere. Il rispetto della sua dignità, del suo tempo.
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