RIETI – Il 19 Ottobre scorso un gruppo di ultras ha assaltato con mattoni e sassi il pullman che stava riportando a Pistoia i tifosi ospiti, reduci dal successo esterno e meritato della propria squadra al PalaSojourner contro la Sebastiani. Tre di questi, poi arrestati e tuttora in carcere – hanno scagliato pietre contro il bus che procedeva sulla superstrada Rieti-Terni a velocità di crociera. Un gesto gravissimo e sconsiderato che ha provocato la morte del secondo autista. Nel lontano 1973 lo storico e compianto giornalista reatino – Sergio Cacciagrano – scrisse un libro che celebrava la promozione in serie A della Brina dal titolo: “Rieti nel canestro”. Ebbene, da quel maledetto 19 Ottobre, “Rieti nel canestro” non c’è più. Roberto Pietropaoli e la Sebastiani si sono prodigati per cautelare i supporters toscani come, pure, la società ospite. A poco è servito. L’evento – drammatico e di inaudita gravità – ha avuto una giusta risonanza mediatica nazionale senza eguali. La FIP – per il tramite dei suoi organi federali – ha incipientemente punito in modo esemplare Rieti e la Sebastiani. “Societas delinquere non potest”, recita un adagio giuridico risalente al medioevo. Un ente, una città, una provincia non possono delinquere. Ciò in quanto i soggetti che hanno commesso il reato sono perseguibili e punibili, giusto come è accaduto con i presunti responsabili della morte del povero autista di Pistoia. Non sarà inutile rimarcare che la Sebastiani, nel caso di specie, non può essere gravata neanche di responsabilità oggettiva. Questa ricorre allorquando vi è un “nesso di causalità” tra il verificarsi dell’evento ed il soggetto (o, meglio, i soggetti) che ne sono stati artefici. L’assalto al bus si è verificato molto tempo dopo la conclusione del match, peraltro su una strada di pubblica percorrenza distante una quindicina di chilometri dal PalaSojourner. Quale coinvolgimento può avere, in tutto questo, la Sebastiani? Nessuno. Ciò non toglie che tutte le gare interne saranno disputate a porte chiuse, ma fino a quando? Il provvedimento federale riferisce di “conclusione delle indagini preliminari”: quali? Quelle del giudice ordinario ovvero quelle della procura federale? Il Ministro dell’Interno ha proibito a tutti i residenti in Rieti e provincia, l’accesso presso ogni palasport della serie A2 fino alla conclusione di questa stagione. Motivazione? Il rischio che situazioni analoghe a quella del 19 Ottobre, possano reiterarsi. Ergo: ciascun residente in Rieti e provincia viene equiparato a chi ha colpito e ucciso? Tutto ciò senza considerare che due norme della Costituzione italiana garantiscono ad ogni cittadino – parliamo di diritti inviolabili – la libertà personale come quella di circolare e soggiornare sul territorio dello Stato.
Diritti e libertà che soltanto un giudice ordinario dovrebbe poter escludere o limitare. Sic est! Quali sono le conseguenze di tutto questo? La Sebastiani e Roberto Pietropaoli, con sforzi enormi, stavano tentando di riporre nuovamente “Rieti nel canestro”. “Soltanto” 600 reatini (comunque un buon numero) – non i 3000 di Trieste o i 4500 di Bologna – hanno sottoscritto una tessera abbonamento, pagando fior di quattrini che oggi, proprio malgrado, sono impossibilitati ad utilizzare. Rieti non è abitata da vandali, delinquenti, serial killer o similari. Ciò che è accaduto il 19 Ottobre scorso non era mai stato. Non sono più di 2000 i supporters che, in occasione delle gare casalinghe della Sebastiani, assiepano il PalaSojourner. Tra questi, i tifosi ai quali possono essere imputati i rigidi provvedimenti federali e ministeriali, non sono più di 50. Ma i più pericolosi – i tre presunti assassini – sono stati subito assicurati alla giustizia mentre altri – 9 supporters-ultras – hanno ricevuto un “daspo” che preclude agli stessi ogni possibilità di avvicinarsi a qualsivoglia manifestazione sportiva sul territorio nazionale. Le conseguenze di tale rigidità verso Rieti ed i suoi cittadini sono presto fatte: danno materiale e morale ineguagliabile; soppressione del movimento cestistico che fa della pallacanestro il primo sport cittadino da oltre 50 anni. Ovviamente chi, più di altri, è parte lesa risponde al nome di Roberto Pietropaoli il quale, ormai da 5 anni, investe almeno 800 mila euro per ogni stagione agonistica della sua Sebastiani. Una volta che il basket dovesse tornare alla normalità, Pietropaoli avrà ancora il desiderio, l’ardire e la passione di reiterare nei propri investimenti, continuando il percorso sportivo? Volente o nolente, la città di Rieti sta osservando la scomparsa della pallacanestro e della Sebastiani, prima società cestistica della regione Lazio. In un momento così delicato la comunità reatina si aspetta che il primo cittadino – Daniele Sinibaldi – ed il massimo rappresentante provinciale – Roberta Cuneo – insistano ulteriormente presso le autorità nazionali, che non si faccia di tutta l’erba un fascio.
(Valerio Pasquetti)






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