La deliziosa Mimosa di Adelmo sbarca al cinema. E lo fa grazie alla pellicola “Flaminia”, commedia drammatica scritta e diretta da Michela Giraud, al suo esordio alla regia. Vanto reatino, proiettato a livello nazionale e non solo.
Flaminia De Angelis, ricercatrice all’università La Sapienza, è una trentenne residente nella capitale, figlia di Francesca e Guido Maria De Angelis, chirurgo plastico arricchitosi nel corso della carriera. Flaminia trascorre le giornate con le amiche Vittoria, Costanza e Diletta, spendendo i soldi di famiglia tra vestiti griffati, centri benessere e palestra. Le tre amiche tuttavia non considerano Flaminia una del loro rango, poiché il loro quartiere è composto da ricchi da generazioni. Sotto la pressione di sua madre, Flaminia sta per sposare Alberto, figlio di un importante diplomatico italiano, che coronerebbe la tanto agognata scalata sociale della famiglia De Angelis. Flaminia, sebbene sia consapevole che il fidanzato ha avuto delle tresche con tutte le sue amiche ed è dipendente da stupefacente , sembra convinta della scelta e fissa una data per il matrimonio.
Poche settimane prima della cerimonia, nella casa della famiglia De Angelis irrompe Ludovica, figlia di una precedente relazione del padre, che presenta disturbi dello spettro autistico. La sorellastra deve andare ad abitare con il nucleo familiare dopo essere stata cacciata da una comunità terapeutica per aver appiccato un incendio nella sua stanza. Da quel momento Ludovica diventerà una mina vagante pronta a distruggere il matrimonio di Flaminia, la quale farà di tutto per riportare la sorellastra nella comunità dalla quale proviene, spaventata dal fatto che possa mettere a repentaglio la sua ascesa sociale. Tuttavia il diverso carattere delle due sorelle farà emergere in Flaminia tutte le ipocrisie con cui credeva di riuscire a convivere, portandole a far rinascere il dimenticato rapporto d’infanzia.






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