RIETI – La Zeus torna sulle montagne russe. Alle pendici del Vesuvio gli amarantoceleste, che soltanto una settimana prima avevano dominato Casale, perdono (male) contro una Napoli apparsa battibilissima. Siamo ormai alla prima di andata e, al di la’ dei risultati come della classifica, tutto sommato in linea con le aspettative, a deludere e’ la qualità del gioco espresso dalla NPC. Rieti e’ una squadra costruita male, anzi malissimo, senza un capo ed una coda, “abulica”, spenta ed incapace d’infiammare i cuori dei suoi supporters. Poi, magari, in casa contro Treviglio, ci sarà l’ennesimo, auspicato ribaltone: positivo. Resta fermo che la NPC gioca in modo riprovevole o, per meglio dire, non ha proprio un gioco. Eppure gli amarantoceleste sono riusciti a collezionare 7 vittorie su 14 gare: un record, considerata l’oggettiva pochezza dell’organico a disposizione di Rossi. Probabilmente cio’ deve essere coniugato con il livello di questo campionato, tra i più infimi ove addirittura non il piu scadente nell’ultimo lustro di militanza in serie A2. Permangono, forti, i dubbi e le perplessita’ sulle opportunita’ di salvezza che questa formazione – cosi com’e’ – puo’ cogliere perché, se dopo Casale la Zeus pareva in grado di raggiungere l’obiettivo, all’indomani del mezzo disastro napoletano pensare di salvarsi con un organico cosi scarno sa tanto di mission impossible. Ormai le tare sono conclamate. Appare inutile criticare ancora giocatori che, questa categoria, potrebbero seguirla soltanto da spettatori. Equivarrebbe a sparare sulla Croce Rossa! Piuttosto, ci si domanda se e quando verranno realizzati quegli innesti che tutti reclamano e che lo stesso presidente Cattani, almeno fino ad un paio di settimane or sono, reputava essenziali. La strategia societaria era quella di operare almeno due inserimenti, addirittura non escludendone un terzo. Serve soprattutto un giocatore straniero affidabile perché seguitare a “deliziare” la platea degli appassionati tifosi reatini con un non-giocatore del livello di Brown e’ “crudeltà “ allo stato puro. Probabilmente i precedenti vissuti con Buckles, Davenport e Williams non sono stati sufficienti. Necessita un esterno indigeno finalmente continuo ed affidabile che sappia e possa sanare le evidenti, enormi tare emerse fino ad oggi tra i vari Passera, Fumagalli, Pastore e Stefanelli. Non sarebbe disdicevole pure un lungo di spessore in surroga degli attuali effettivi perché, dopo “lo spettacolo” rinnovatosi al PalaBarbuto, qualcuno tra questi potrebbe offrirsi tirocinante in qualche bottega di mastro, come il “fabro-Filinus” di fantozziana memoria. Anche Cannon, a Napoli, ha pagato dazio poiché Sharrod lo ha dominato. In tutto questo stupisce – l’attuale articolista lo aveva gia evidenziato in pregressi editoriali -, l’incomprensibile filosofia societaria reiteratamente messa in campo e goffamente rinnovata. Premesso che la NPC e’ al suo quinto anno di A2 – e di cio’ mai finiremo di ringraziare la proprieta’ – gli sportivi si chiedono quale sia il senso di lesinare negli investimenti estivi per poi trovarsi nella necessita’ di nuovamente investire “in itinere” (i capitali che non ci sono in agosto, a gennaio sono disponibili?), spendendo il doppio o il triplo, ma con un’offerta di mercato limitatissima. Ed ogni anno e’ la stessa cosa. Poi, buoni giocatori quali gli ex Tomasini e Toscano che potevano e dovevano essere ri-contrattualizzati in Gennaio, vengono lasciati migrare per dover ricostruire tutto dal nulla. E’ vero, i tempi sono mutati, il territorio reatino e’ povero e depauperato, mancano fonti di reddito e la gran parte degli oneri patrimoniali grava sulla proprietà. Ma non e’ sempre stato cosi? La Rieti dei canestri ha comunque avuto “un uomo solo al comando” (non se ne comprende la ragione), mai una “societa’ strutturata” che fosse tale, con più soggetti disposti a lavorare, sinergicamente, per il bene comune. Nelle pregresse esperienze vissute in serie A2 o, prima ancora, in LegaDue, raramente sono stati allestiti organici così mediocri come l’attuale. Ove cio’ fosse accaduto sotto la presidenza di Davide Angeletti, di Michele Martinelli o di Gaetano Papalia, le critiche e le rimostranze sarebbero state feroci e veementi. La Rieti dei canestri e’ oggettivamente spossata da tale e tanta mediocrita’. Lo scorso anno, con Adegboye, Bobby Jones e tutti gli altri – ottimi giocatori, pero’ nulla di trascendentale – era sembrato toccare il cielo con un dito. I vertici dirigenziali hanno sempre disquisito di un lento, ma costante progetto di crescita idoneo a tangere l’intera NPC. Viceversa spiace constatare di essere ripiombati in una pochezza della quale la Rieti dei canestri è ormai stanca.





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