RIETI – Domenica il campionato della Rieti dei canestri si arricchirà di nuove emozioni. Ci sarà una pagina bella da scrivere che finirà nel libro dei ricordi di questa piccola città cresciuta a “pane e basket”. Luciano Nunzi, il coach romano che per 5 anni ha occupato la panchina della NPC raccogliendo successi importantissimi, sarà ancora al PalaSojourner, seppure nelle (scomode) vesti di avversario. Il cronista, legato al coach da vincolo di sincera amicizia maturato negli anni reatini, si pone nell’intervista con fare confidenziale. Luciano, con quale spirito lo “Special one della Sabina” si approssima a questo appuntamento agonistico? “Per me non sarà una partita come le altre e sarei un ipocrita se dicessi il contrario. Per il momento cerco di estraniarmi, di non pensarci, ma siete proprio voi giornalisti che, con le vostre interviste, con le vostre sollecitazioni mi gettate nel clima pre-gara. Immagino fin d’ora che, calcando il parquet della “gloriosa arena di Villa Reatina”, come la chiami tu, si scateneranno in me una bolgia di emozioni devastanti. Vivrò la vigilia di questo match con grande emozione. I sentimenti ed i legami che ho maturato in 5 anni di lavoro e di vita a Rieti non potranno mai essere cancellati”. Luciano, che tipo di accoglienza ti aspetti da parte degli sportivi reatini? “Nel lustro di permanenza presso la vostra realtà ho sempre lavorato con abnegazione, con spirito di sacrificio e con lealtà. Penso di aver raccolto anche splendidi risultati. Auspico in un’accoglienza calorosa e, nella eventualità, non credo riuscirei a trattenere la commozione. Però non voglio pensarci”. Ora andiamo a ritroso nel tempo. Ti chiedo: qual è il merito che ti attribuisci e, se ce ne sono, quale o quali i demeriti? “Di negativo non porto nulla con me, non penso di aver qualche cosa da rimproverarmi. Il positivo è aver ricondotto al PalaSojourner 2000 persone e, cioè, i tanti sportivi delusi e disaffezionati degli anni pregressi al mio avvento in città. Questo credo sia il merito più grande. La NPC non aveva alle spalle il vissuto della Sebastiani perché si trattava di una realtà nuova, però doveva confrontarsi con quel pregresso. Serviva ripartire da zero. Da quelle 200 o 300 persone che frequentavano il palazzo. E adesso, col trascorrere del tempo, si raccolgono i frutti del tanto lavoro svolto con la società e col presidente Cattani”. Il tuo rapporto con i tifosi? Nei giorni e nelle settimane antecedenti il tuo esonero subisti anche pesanti contestazioni. “Il mio rapporto con gli sportivi reatini è stato sempre ispirato a cordialità, lealtà, disponibilità. Certo, le 6 sconfitte consecutive crearono malumori inevitabili e legittimi, comprensibili. Personalmente non serbo rancore, anzi, comprendo e capisco”. Col tuo contributo professionale hai reso possibile la crescita della NPC: qual è il tuo pensiero sulla società? “Ottimo, soprattutto verso Peppe Cattani col quale sempre abbiamo condiviso ogni scelta, in una sinergia favolosa. Sappiate che in una determinata realtà non sono mai i giocatori o gli allenatori a vincere, ma è la società. Una buona società – e la NPC lo è – nasce sempre da un felice connubio con il coach”. A Rieti hai giocato 5 campionati e tantissime partite: qual è il ricordo più bello che serbi nel tuo cuore e, per contrasto, quello più brutto? “Certamente il giorno della promozione in serie A quando vincemmo a Forlì, nelle final four contro Agropoli. Tuttavia rammento con grande entusiasmo e gioia la vittoria casalinga contro Tortona nel primo anno di serie A2. Sapevamo che un successo contro i piemontesi ci avrebbe garantito la salvezza. E, probabilmente, quella partita, quel campionato furono superiori, per emozioni e difficoltà alla promozione in A2. Alla vigilia del match avverso il Derthona mi sentivo elettrico, ma convinto dei nostri mezzi e, poi, mi sentivo protetto: dalla società, dal PalaSojourner e dai tanti tifosi che erano accorsi per assieparlo. Il ricordo più doloroso è quello del post-trasferta di Barcellona Pozzo di Gotto. Perdemmo e, al ritorno in città, trovammo degli striscioni al nostro indirizzo che la squadra non avrebbe meritato e che tutti noi trovammo esagerati”. Qual è il giocatore al quale più ti sei legato nel lustro di esperienza reatina? “Non ho dubbi: Picchio Feliciangeli. La sua applicazione, la sua dedizione, la sua intelligenza e diligenza tattica, la sua esperienza hanno consentito di svolgere al meglio il mio lavoro, mettendo in pratica la personale filosofia di gioco. Tuttavia rammento altri, ottimi giocatori e, soprattutto, straordinarie persone: Benedusi, Giampaoli, Zanelli, Bukles, Pepper, Della Rosa, Granato. Sono fiero ed orgoglioso di tutti i miei giocatori: in primo luogo come uomini e, poi, come atleti”. Alessandro Rossi, l’attuale coach della Zeus, è stato per tanti anni il tuo primo assistente qui a Rieti. Quanto c’è di Luciano Nunzi nella filosofia tattica e di gioco di Alessandro Rossi? “Innanzi tutto Ale è una splendida persona. Professionalmente credo che egli abbia appreso molto da me, come dalla sua pregressa esperienza napoletana che si avvicina molto al mio credo cestistico. Rossi è stato bravo a proseguire il tipo di lavoro che io avevo iniziato ed a completarlo”. Quali sono le tue considerazioni sull’esperienza che stai vivendo con l’Eurobasket? “L’avvio è stato difficile. Poi ci siamo equilibrati ed abbiamo raccolto ottimi risultati, tornando addirittura in lizza per un posticino, l’ultimo buono per i play off. Avevamo inanellato una serie di 4 affermazioni consecutive. Poi, domenica scorsa, c’è stata la cattiva prestazione di Capo d’Orlando che ci ha riportato con i piedi sulla terra. Abbiamo ancora 3 partite da giocare e speriamo di fare bene per raggiungere questo obiettivo minimale, ma molto importante per la società”. Domenica, a Rieti, la Leonis giungerà per vincere, ma una eventuale sconfitta o una eventuale affermazione avrebbero lo stesso valore di una qualsivoglia partita? “Innanzi tutto spero di vincere perché un nostro successo lascerebbe intatte le nostre chance di post season e non per altre ragioni. Certamente una eventuale sconfitta, farebbe (molto) meno male di una qualsiasi partita persa contro compagini che non siano Rieti. La vostra città, i tifosi, i tanti amici che conservo sono nel mio cuore e mai potrò dimenticare”. (Valerio Pasquetti)





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