di Marco Staffiero
La sanità sta scoppiando. Dopo le interminabili file di attesa per sottoporsi ad una visita medica, il settore ora deve fare i conti con un altro grande problema: la fuga dei camici bianchi. Nel 2025, per la prima volta nel decennio, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876, con un aumento del 150% delle uscite volontarie rispetto all’anno precedente. Dramma che non risparmia il territorio reatino. Un fenomeno che, secondo Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, fotografa “lo stato di salute” dei professionisti del Servizio sanitario nazionale. Intervistato da Doctor33, Di Silverio individua nelle condizioni di lavoro una delle principali ragioni dell’esodo. “Sono ragioni di diversa natura”, spiega. “C’è una carenza organizzativa all’interno degli ospedali, carenza di personale, mancanza di sicurezza durante l’orario di lavoro, ferie non godute, straordinari non pagati, assenza di carriere, una professione sempre più ingabbiata tra le maglie della burocrazia da una parte e di una legislazione da cambiare dall’altra”. Un insieme di fattori che, secondo il segretario Anaao, ha portato “più di 3.000 colleghi soltanto nell’ultimo anno” a lasciare il Ssn prima della pensione. “Ogni singolo collega che decide di andare via anzitempo dal Servizio sanitario nazionale è una sconfitta per l’articolo 32 della Costituzione”, sottolinea. Lo studio evidenzia al tempo stesso un avvio del ricambio generazionale: tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di oltre due anni, mentre il Decreto Calabria ha favorito l’ingresso di quasi 10 mila giovani medici tra il 2019 e il 2025. Ma il rapporto tra ingressi e uscite resta critico: nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi. Un’altra criticità riguarda la distribuzione dei medici sul territorio. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166. “Abbiamo un’Italia che, come sempre, viaggia a due velocità”, osserva Di Silverio, secondo cui sulle difficoltà del Sud incidono ragioni storiche, economiche e geografiche, ma anche le modalità di distribuzione delle risorse. Per il segretario Anaao, servirebbe quindi “un vero e proprio piano Marshall” per le aree più in difficoltà, con risorse e interventi mirati. L’obiettivo, spiega, è tutelare “chi decide di restare a lavorare lì”, intervenendo sia sulle opportunità di carriera sia sulle condizioni necessarie per garantire l’erogazione delle cure”.






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