Come se non fosse bastato il burrascoso addio del vicepresidente Roberto Lorenzetti dalla Fondazione Varrone, seguito da strali sul modus operandi del presidente D’Onofrio, ora scoppia pure il caso delle nomine.
Sul piatto c’erano alcuni nomi da inserire nell’Assemblea dei Soci e nel Comitato d’Indirizzo (passaggi cruciali in vista del cda in scadenza fra un anno) e per mesi la città ha assistito a trattative e contatti tra le varie componenti per arrivare ad una quadra. Per rilanciare un’immagine un po’ offuscata dell’ex Fondazione bancaria, il “gruppo dei saggi” aveva raccomandato di trovare 20 candidati autorevoli da inserire nell’Assemblea ma poi, alla conta dei voti, ben 17 di questi sarebbero stati “trombati”. E il rilancio atteso? E i plurilaureati e gli scienziati che dovevano sedere nella nuova Fondazione Varrone? Che fine hanno fatto?
Nel giro di poche ore è iniziato un tutti contro tutti sui metodi della vecchia politica che troppo spesso entra a gamba tesa all’interno della Fondazione. A che titolo all’on. Fusacchia, uomo molto vicino a Melilli, è stato concesso di parlare perorando alcune cause quando lo statuto della Fondazione stessa vieta la presenza di politici attivi?
Ancora una volta pezzi di Pd ed “ex” hanno litigato tra di loro. Il presidente D’onofrio se l’è presa con i colleghi de “Il Messaggero” probabilmente dimenticando di fare una certa autocritica su quello che sta accadendo all’interno della Fondazione Varrone.
“Le nomine in Fondazione – dice D’Onofrio – e il dovere di informare “In merito alle nomine in corso alla Fondazione Varrone, amareggia leggere la cronaca che ne ha fatto oggi il Messaggero come fosse una battaglia combattuta tra “cecchini” e “impallinati”, buona forse come gogna mediatica di provincia, pessima come informazione ad un territorio che ha nella Fondazione Varrone un sicuro punto di riferimento in settori nevralgici per la collettività”.






0 commenti