Di Marco Staffiero
Ogni dipendenza crea una forma di schiavitù. Non ci soffermiamo solo sulla droga e sull’alcol, anche l’eccessivo uso della tecnologia può provocare una vera e propria dipendenza. I dati che emergono dalla ricerca condotta dall’Osservatorio scientifico della no profit ‘Social Warning-Movimento Etico Digitale’, in un periodo in cui la pandemia per il Covid-19 ha reso lo smartphone un mezzo di comunicazione con il mondo esterno, parlano chiaro: otto ragazzi su 10 tra gli 11 e i 18 anni trascorrono due mesi all’anno sui social network, cioè quattro ore al giorno. Il 52% ha tentato di ridurre il tempo senza riuscirci. Il 33% definisce l’utilizzo che fa dello smartphone “eccessivo”. “L’unico antidoto alla dipendenza da smartphone è l’educazione digitale anche in classe”, spiega Davide Dal Maso, fondatore della no profit che ha lanciato la campagna di sensibilizzazione a livello nazionale sul tema della dipendenza da smartphone, #consapevolidigitali, per cui è partito il crowdfunding. L’associazione in due anni di lavoro e con 150 formatori volontari, ha raggiunto oltre 35mila ragazzi e 13mila genitori, sensibilizzandoli su come approcciare la rete. Secondo la ricerca, i ragazzi sbloccano lo smartphone in media 120 volte al giorno e lo usano, oltre che per essere connessi ai loro coetanei tramite i social anche per vedere film o ascoltare musica fino a tarda notte. E guai ad interferire: un ragazzo su due dichiara che gli capita di scattare, rispondere male o alzare la voce se disturbato. Il 40% degli intervistati dichiara di perdere ore di sonno perché rimane connesso anche di notte tramite smartphone, console o pc. Sono state poi raccolte storie, come quella di Andrea, 14 anni, che si addormenta con i suoi youtuber preferiti e lo smartphone non lo spegne mai; o di Giorgia, 16 anni, che non si accorge di quanto tempo passa online e fatica a distinguere tra quando è connessa e quando non lo è. Per curare la dipendenza digitale, spiega De Maso, le soluzioni sono fondamentalmente due: sviluppare consapevolezza su questa tematica tra giovani e adulti e promuovere un ponte tra loro attraverso progetti di educazione digitale che permettano spunti di riflessioni e azioni pratiche nelle famiglie, come tenere d’occhio il tempo di utilizzo degli smartphone e stabilire in casa delle ‘no smartphone zones’. Ricordiamo uno studio dello scorso anno chiamato Trend Radar, firmato Samsung, definendo un legame quasi morboso quello che rende il cellulare molto più di un semplice device tecnologico. È un pezzo di vita, una prosecuzione della propria personalità. Dimenticarlo a casa mette ansia, acquistarne uno nuovo è una scelta che richiede estrema attenzione.
Da non dimenticare anche un altro fondamentale aspetto. Studi clinici sugli effetti nocivi gravi da esposizione alle frequenze radio in uso (fino al 4G) sono ormai migliaia anche sugli animali e sulle piante e sempre più sentenze di tribunale sanciscono il nesso causale tra cancro ed elettrosensibilità. Oltre all’aumentato rischio di cancro anche stress cellulare, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, disturbi neurologici, deficit di apprendimento e memoria, cambiamenti ormonali. Per questo un appello sottoscritto da 170 scienziati, medici e organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo chiede all’ONU, all’OMS, alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G, anche nello spazio, in attesa che si accertino i rischi per la salute dei cittadini. Nell’appello si legge che le strutture elettricamente conduttive dell’organismo umano possono trasportare correnti indotte dalle radiazioni all’interno del corpo. Ma le stesse cariche in movimento possono diventare delle piccole antenne che rilanciano il campo elettro-magnetico verso gli strati più profondi dell’organismo.






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