RIETI – Ha fatto molto “rumore” in città, tra la tifoseria più calda e gli affezionati dello sport dei giganti, una frase proferita da Roberto Pietropaoli, il patron della Real Sebastiani, in occasione della conferenza stampa tenuta sabato mattina per presentare la formazione amaranto celeste. “Esiste solo la Sebastiani”, ha detto Pietropaoli. Le parole del numero uno amaranto celeste – personaggio eclettico, burbero ed un po’ guascone – sono state molto probabilmente male interpretate da una parte degli sportivi. Peccato che pochi o forse nessuno tra loro – soprattutto quelli che si palesano “tifosi NPC”, prendendo le distanze dalla nuova realtà e che quasi assimilano Pietropaoli ad una entità demoniaca – fosse presente di persona perché avrebbero avuto modo di comprendere appieno il senso di questa frase. Che va collocata nel contesto di un discorso più ampio sviluppato dal patron reatino. “Esiste solo la Sebastiani – ha detto Pietropaoli – altre denominazioni non vanno confuse con questa che è la sola ad identificare il basket della città. La mia ispirazione, il mio modello è “quella” Sebastiani, l’AMG (come ha meglio spiegato Katiuscia Rosati in sede di presentazione) per cercare di raccoglierne l’eredità ed avvicinare (non restituire perché i tempi sono cambiati ed oggi non è più possibile), Rieti a quei fasti”. Pietropaoli, piuttosto, è stato misurato, pacato, corretto e si è espresso con estrema chiarezza in merito alla questione-PalaSojourner. “Peppe (non Cattani, si noti bene ndr) e la NPC hanno ottenuto la gestione del PalaSojourner ed è giusto cosi – ha detto il patron della Real – ciò perché la squadra milita in un campionato di più alto livello rispetto al nostro. Abbiamo chiesto alla NPC di poter giocare le gare interne del nostro campionato al PalaSojourner, due volte al mese, di sabato. Ci è stato risposto che la nostra richiesta sarà evasa non prima che vengano sistemate tutte le formazioni che fanno capo alla NPC: la femminile, la C, il basket in carrozzina, le giovanili. Io credo – ha proseguito Pietropaoli – che se il criterio utilizzato per assegnare il palasport è stato principalmente quello della categoria di militanza, noi abbiamo il diritto di essere privilegiati rispetto alle altre realtà della NPC che non siano la prima squadra. Non voglio fare polemiche. La NPC deciderà come meglio crede e se la nostra richiesta non dovesse essere accolta, andremo a giocare altrove: a Foligno, a Palestrina o a Ferentino, non so ancora”. La presentazione dei giocatori è stata fatta a gruppi di tre o di quattro. Nel momento in cui la presentatrice, Katiuscia Rosati, ha chiamato Simone Bagnoli, Federico Loschi, Marcos Casini e Claudio Ndoja, un vero poker d’assi si è issato sul “palco” della conferenza. Giocatori che ogni squadra di serie A2 pagherebbe per avere nel proprio organico. Momenti di commozione sono stati vissuti allorché la Rosati ha richiamato l’attenzione dei presenti sullo stemma della Sebastiani. Il decano dei giornalisti reatini di questo sport – Luigi Ricci – (senza nulla togliere al “pensionato” Flavio Fosso) ha reputato corretto puntualizzarne l’origine. “Questo disegno fu elaborato dal compianto Attilio Pasquetti nel 1983 che prese quale modello lo stemma di una squadra americana – ha spiegato Ricci – le torri in alto simboleggiano le mura medioevali di Rieti, i monti innevati sono il Terminillo con sotto una palla a spicchi”. Roberto Pietropaoli, allora, ci ha tenuto a dire la sua. “Attilio ha lavorato un anno con me nel calcio a 5 – ha detto – pensate che, incontrandoci, parlavamo i primi 5 minuti di calcetto e, poi, soltanto di basket. Più e più volte mi ha esortato a fare pallacanestro. Ora lui sarà contento”. E si è accomiatato, lanciando un simbolico bacio verso il cielo. (Valerio Pasquetti)






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