Appare sempre più chiaro cosa intende l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Rieti per “politica del
fare”.
Una serie di atti adottati recentemente lasciano capire chiaramente che siamo tornati ai tempi dei permessi
facili, con risposte, ai cittadini interessati, semplificate dalla interpretazione che il nuovo dirigente del
settore ha codificato con l’avallo dell’organo competente.
La città ha aspettato un po l’arrivo di un nuovo dirigente che prendesse il timone del settore ma ne è valsa
la pena, ci pare di capire.
Con la deliberazione n. 164 assunta nella seduta del 17 novembre u.s. si è stabilito che al Comune di Rieti il
P.R.G. non si attua più con strumenti di pianificazione esecutivi ma con interventi più o meno diretti, a
richiesta di interessati (già proposto con i comparti nel Piano Quadro delle Porrara) e ciò mascherato in un
“atto di indirizzo politico amministrativo”.
Con presupposti e interpretazioni rocambolesche si è stabilito come attuare il P.R.G. nella zona D2
destinata ad impianti industriali artigianali e assimilati prevista lungo la Via A.M. Ricci.
Intanto non si capisce perché la Giunta Comunale, preso atto che tutte le zone D sono state inserite nel
Programma Pluriennale di Attuazione, si occupa di quella sola di Via A.M. Ricci e non di altre che magari
riguardano zone già disciplinate in passato da Piano ParticolareggiatoForse la chiave di lettura dell’utilizzo del Permesso di Costruire Convenzionato risiede proprio nella
differenza fra le due fattispecie.
Evidentemente il nuovo dirigente è pressato dalle molte e insistenti richieste di artigiani che operano da
quelle parti.
Pur cercando di comprendere le citate ragioni, ci si chiede perché non si sono proposti alla Giunta
Comunale, criteri generali validi per tutte le zone, facilmente individuabili nel disposto normativo e nella
circolare regionale che specifica le condizioni necessarie per poter ricorrere all’intervento, di fatto diretto,
previsto dall’art. 28bis del DPR 380/2001, con l’introduzione del Permesso di Costruire Convenzionato,
rimodulato dalla Regione Lazio, ai sensi dell’art. 1 ter della legge regionale 36/87.
Le N.T.A. del Piano Regolatore, a noi sembrano chiare quando indicano, logicamente, di assoggettare le
Zone D, a strumento attuativo, salvo particolari casi (Nicolazzi docet) dove è possibile l’intervento diretto.
A tal proposito, appare chiaro anche il parere della Regione Lazio, quando evidenzia come l’istituto previsto
dall’art 28bis del DPR 380/2001 si applica quando trattasi di aree oramai di completamento, le cui opere
necessarie siano residuali e completino il disegno infrastrutturale già esistente.
L’introduzione, nella elaborazione tecnica che accompagna la deliberazione di cui trattasi, delle UMI,(Unità
Minime di Intervento) tipiche in un Piano di Recupero, rappresenta la sintesi delle contraddizioni dell’atto
assunto.
Nello stesso ambito (connotato da degrado diffuso secondo l’ufficio), convivono aree in continuità, alcune
delle quali da assoggettare a Piano Attuativo (a giudizio del Dirigente?), altre ad intervento diretto ma
convenzionato; in entrambi i casi devono prevedersi adeguati standard e una fantomatica viabilità (l’area
necessaria è stata calcolata e ridistribuita in percentuale fra tutti!!!?) e tuttavia si stabiliscono modi e tempi
invertiti nel senso che prima si realizzano le UMI e poi il Piano Attuativo che a quel punto appare
improbabile per dimensioni e frammentazione delle aree.
A noi sembra, quello della zona D2 di Via A.M. Ricci, il caso classico in cui, giusta la previsione del P.R.G., si
renda necessario predisporre un Piano Attuativo che riesca a ricucire l’intera zona, le destinazioni esistente
e quelle eventuali future, gli spazi di uso pubblico e una adeguata viabilità; ciò con la concorrenza dei
Settori Lavori Pubblici e Attività Produttive, anche nella considerazione che le funzioni svolte dalla zona
sono poste all’interno di un ampio centro abitato e che l’asse viario di accesso risulta insufficiente e
pericoloso.
L’Associazione Rieti Democratica, invita sempre cittadini e addetti (anche di varie istituzioni) a formulare
riflessioni, considerazioni e eventuali proposte; per ora ci sembra il caso di invitare L’Assessore al ramo e il
Dirigente di Settore a considerare che le previsioni estemporanee di alcune disposizioni legislative vanno
adeguatamente interpretate poiché non hanno fatto venire meno le impostazioni fondamentali che ancora
sopravvivono del sistema di norme che presiede la materia.






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