Dai topi, agli errori di progettazione, al terrore continuo e fittizio di una nuova scossa di terremoto che altro non è che il risultato di una lavatrice azionata da un vicino. Nelle SAE, le casette di emergenza consegnate al popolo di Amatrice, i problemi davvero non mancano. A ricordarlo è il “comitato 3.36”, il comitato di cittadini che rivendica il diritto di affermare il proprio passato e determinare il proprio futuro. Tra Amatrice ed Accumoli, le strutture abitative di emergenza consegnate alle popolazioni terremotate rappresentano, dicono, un fallimento proprio perché alcune soluzioni sono state soluzioni imposte dall’alto, tener conto di chi, la situazione e la crisi la vive veramente.
A volte si vedono comparire i roditori, che bucano il materiale con cui l’isolamento delle condutture idriche è stato “pensato”. O ancora più paradossalmente: capita che se non si avverte l’amico che abita “due SAE più in là”, si corre il rischio di farlo saltare dal letto ogni volta che si avvia una lavatrice: in queste strutture prefabbricate, infatti, le vibrazioni si trasmettono, e l’effetto è un “terremoto simulato”. Senza dimenticare il freddo. Alcune strutture non sono state, invece pensate con lungimiranza. Per esempio le porte sarebbero dovute esser progettate verso l’interno perché quando tra un mese si avrà un metro di neve, ci si potrebbe trovare nella situazione in cui la porta non si aprirà. Tutte politiche definite dal comitato “tappa i buchi” lontane dai veri bisogni delle persone.






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