di Luca Giarrusso
L’allarme arriva dalla CGIL e si estende anche a tutti i prodotti di eccellenza.
Il 7 Maggio manifestazione a Roma.
“Produzione e commercializzazione dell’olio extravergine di oliva: tra rischi e prospettive” è stato il tema del dibattitto, promosso da Giorgio Povegliano, che non a caso si è svolto nei locali dell’oleificio Santa Barbara, nel territorio delle produzioni che danno vita alla DOP sabina nel contesto di un periodo di sofferenza delle culture dovuto non solo alle malattie delle piante ma anche alle troppe burocrazie ed alla crescente concorrenza da parte di paesi stranieri, recentemente favoriti dalle politiche europee a danno di produttori italiani sempre più soggetti a tassazioni e regolamentazioni.
Il negoziato per il trattato tra Stati Uniti e Europa (detto anche TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ovvero con l’intento dichiarato di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano) che vede come suo precursore il recente accordo con la Tunisia, tenta di cancellare la qualità dei prodotti italiani, ma anche e soprattutto le normative legate alla sicurezza alimentare. L’Italia rischia di vedersi annullare ben 234 prodotti di qualità su 274 esistenti, tra questi anche l’olio extravergine di oliva. Il 7 Maggio manifestazione di protesta con produttori e consumatori a Roma.
Pietro Ruffolo segretario Europa FLAI CGIL nazionale: “La nostra prima contrarietà è che il trattato rischia di cancellare i nostri 274 prodotti IGP, cardini della nostra economia, basti pensare che la Francia ha solo 90 prodotti di qualità. Siamo preoccupati che il nostro vanto di prodotti di eccellenza che rappresenta il 20% della produzione agricola italiana sia destinato a scomparire. I negoziatori statunitensi non sono chiari, esistono seri dubbi che 40 prodotti si salveranno. In realtà rischiamo che si salveranno solo 4 prodotti, parmigiano reggiano, grana padano e i prosciutti Parma e San Daniele questo vuol dire arrecare un grave danno alla nostra economia. Dobbiamo riuscire a salvare il livello delle più alte produzioni del paese e salvare i posti di lavoro. Come cittadino mi sento profondamente offeso da questo negoziato. L’Europa, al contrario degli USA, ha messo in campo delle rigide normative per salvaguardare la salute dei consumatori attraverso direttive e severi controlli. Normative che rischiano di essere annullate poiché impediscono l’uso di pesticidi e prodotti animali, largamente impiegati nelle culture extra comunitarie. Secondo il sistema americano è necessario cancellare tutte le normative per favorire il commercio di qualsiasi prodotto senza tracciabilità ed etichettatura, noi siamo contrari. Il sette maggio parteciperemo ad una importante manifestazione a Roma”.
Monica DI Sisto giornalista docente università gregoriana di Roma portavoce del movimento NO TTIP : “Queste cose non le raccontano in televisione e questo perché altrimenti dovrebbero tenere conto di quello che stiamo facendo e di quello che sta per accadere al nostro paese. Si sono messi in testa che l’unico mercato sensato è quello dei grandi numeri. E i numeri americani li conosciamo bene: marchi, marketing e pubblicità ma zero genuinità. Con questo sistema il mercato italiano chiude, noi non abbiamo le possibilità. Se perdiamo fabbriche e trasformazioni dei prodotti non avremmo alcuna ripresa, contrariamente a quanto da mesi ci racconta il governo. L’approvazione del trattato comporterebbe il fallimento delle materie prime alimentari italiane in favore di quelle acquistate all’estero a prezzi molto più bassi, ma privi di garanzie. Immaginate se un prodotto italiano che consumate spesso ed apprezzate per la sua qualità, adottasse farine o olii di provenienza non certificata. Le esportazioni dei nostri prodotti di qualità rischiano molto e in particolar modo l’olio per il quale siamo tra i più grandi produttori al mondo. Purtroppo gran parte del l’olio già lo importiamo dalla Spagna e dall’Indonesia, più di quello che esportiamo, ma queste sono le regole che ci impongono. Con il TTIP, le tasse e i dazi che al momento ci proteggono dalle grosse importazioni saranno azzerati. Questo vuol dire che se quelle tasse facevano sì che un prodotto straniero a basso costo, comunque tra dazi e dogane si livellava un pochino ai costi europei, in futuro diventerà appetibile per gli speculatori i quali, apponendo il marchio italiano, lo rivenderebbero come prodotto locale all’insaputa del consumatore. Sarebbe un vantaggio per i colossi alimentari sulle ceneri delle piccole medio imprese italiane ed europee. Noi del movimento abbiamo raccolto oltre 3milioni di firme in Europa per rallentare l’approvazione del trattato. I cittadini devono informarsi per evitare che per l’ennesima volta gli italiani si beccano una mazzata promossa dal nostro governo pronto a favorire i soliti noti. Noi continueremo a fare propaganda, insieme al sindacato, raccogliendo firme da mandare a sindaci, presidenti di regioni e province per informarli su quanto sta accadendo avvolto nel segreto imposto dai politici italiani ed europei. Altro passo importante sarà una manifestazione a Roma per attirare l’attenzione pubblica e far capire bene a tutti quanto stanno costruendo nell’ombra”.
Vincenzo Regnini, presidente camera di commercio di Rieti : “Ancora una volta il Lazio è primo in Italia per qualità del prodotto, la piaga risiede nel commercializzare questo prodotto affinché si ottenga una remunerazione appropriata. Il mercato è sempre più complicato, la scelta europea di consentire l’ingresso al prodotto tunisino, senza dazi, apre uno spaccato sullo scenario. Porterà ad un esubero della produzione immessa sul mercato interno e contrassegnata da una sorta di marchio italiano che andrà a favorire i furbetti. Rischiamo che il nostro prodotto non sia più un prodotto italiano, bensì un prodotto solo trasformato in Italia. L’etichettatura è fondamentale per garantire la filiera, ma la normativa non è ancora definitiva, noi pretendiamo chiarezza. Dobbiamo essere pronti ad affrontare il mercato internazionale, ma le regole non devono essere applicate solo a noi. Servono degli strumenti per la regolamentazione del mercato”.
Giorgio Povegliano, capogruppo progetto comune consiglio comunale di Scandriglia: “Il dibattitto è stata una iniziativa che nasce dalla convinzione che oggi il nostro futuro non piove più dal cielo. In una epoca dove non esistono più certezze le piccole realtà come la nostra devono reinventarsi il proprio futuro. Le realtà comunali devono trovare nuove strade ricercando le proprie risorse migliori e facendo della qualità l’elemento distintivo. Valorizzando un prodotto come l’olio extravergine di oliva valorizziamo anche il territorio, la storia ed altre realtà locali. Abbiamo pensato a questa iniziativa, con relatori a 360 gradi, per fare un salto di qualità, per ripartire. Il TTIP trattato tra Europa e Nord America rimette tutto in gioco, solo un salto di qualità farebbe la differenza. Intensificare l’attività giovanile anche mettendo a disposizione oliveti abbandonati, finalizzare progetti privati con fondi della regione, potenziare la commercializzazione del prodotto estendendola verso i mercati di nicchia, avviare un nostro centro di formazione per coltivatori e potatori di olivo creando occupazione per i giovani, realizzare specifici eventi sull’olio con l’obiettivo di farci conoscere all’esterno e creare interesse per in nostro territorio sono già delle potenziali iniziative da mettere in campo.
Non vogliamo negare aiuto ai paesi devastati dal terrorismo, ma non vogliamo neppure essere vittime di truffe messe in atto da nostri connazionali, i quali come già accaduto approfitterebbero della situazione per spacciare olio trasformato in Italia come olio dal marchio IGP”.
Antonio Polidori segretario generale FLAI Cgil – Roma Rieti -:”Abbiamo sperimentato, nella valle del Turano, un nostro progetto per recuperare una ricchezza che andava morendo. Sta per partire la ristrutturazione di una centrale idroelettrica, ferma da anni, che ci permetterebbe di avviare i lavori per un percorso naturalistico che porterebbe importanti fondi a ben due comuni. Stiamo cercando anche di recuperare circa tre ettari di oliveto abbandonato. Per proteggere il territorio e rimettere in piedi l’economia dobbiamo valorizzarlo, anche attraverso dei controlli che ne garantiscono la qualità”.






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