Una città che non investe in cultura è una città destinata a morire a prescindere. E questa è la piega presa negli ultimi quattro anni con gli assessori al ramo della giunta Petrangeli. L’era di Diego Di Paolo, iniziata già nel corso della Giunta Emili con una serie di consulenze – come la costosissima mostra “Francesco il Santo” – è proseguita per tre lunghi anni anche con la “casacca rossa” della compagnia Mettici del Tuo! E’ stato un pianto e l’assessorato alle “Culture” si è distinto per il nulla. Un nulla poi suggellato da dimissioni partorite dopo travagliati mesi di assenteismo reiterato. Dal nulla al vuoto più assoluto, all’insegna dell’autoreferenzialità e della scarsissima autocritica, con l’attuale assessore Anna Maria Massimi. Al Flavio non un cartellone degno di questo nome per onorare quella che Uto Ughi definì una delle migliori acustiche al mondo. Non un accrescimento della valorizzazione delle strutture museali o bibliotecarie. I lavori di miglioramento del teatro iniziati con Formichetti si sono fermati lì, lasciati impolverire nell’oblìo. Circolo di Lettura? Chiuso e non pervenuto. Spazio solo a qualche iniziativa della Fondazione Varrone e agli spettacoli vuoti di pubblico della Fondazione Flavio Vespasiano. E i poli culturali decentrati nelle aree periferiche e nelle frazioni sbandierati dal programma elettorale di Petrangeli? E le professionalità sul territorio? A parte il meritevole “evergreen” Raffaello Simeoni e il Teatro Alchemico, chi ha trovato spazio sui palcoscenici della cultura reatina? Sono mancate anzitutto progettualità e volontà di realizzare, facendo così da freno ad uno sviluppo che facesse da volano al futuro della città. La verità è che le competenze vantate non bastano se non sono supportate dall’orgoglio di essere reatini. E anche questa è una cultura. Da recuperare al più presto per non sprofondare ulteriormente, perché il futuro non aspetta.






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