di: Armando Michel Patacchiola
Tubi dell’acqua che scoppiano, tetti senza coppi, porte progettate male. Il secondo Natale nelle zone del terremoto, dal Lazio alle Marche e fino in Abruzzo, all’interno delle casette di emergenza (Sae) è sempre più lontano dal poter esser definito normale. Francesco Nelli, sindaco di Cittareale eletto tra le fila del Partito Democratico ai microfoni del “Tgcom24” si è sfogato: “Qui (addirittura, ndr) ci sono ancora 32 famiglie che vivono in container”. Molti di questi nuclei hanno anziani e bambini. Una situazione, a quasi 16 mesi dal sisma che ha ingoiato alcuni tra i più bei borghi del centro Italia, in cui Nelli ha solo un colpevole: chi, negli anni, dentro alle sedi delle istituzioni, “tutte a 360 gradi” non ha permesso di “aggiornare le regole” per attuare maggiore prevenzione. “Non si può, (in territori sismici, ndr) attendere che accada il terremoto e poi andare a vedere dove andare a costruire” ha ammesso, amareggiato. Anche se forse, occorrerebbe andare a scrutare in alcune realtà, in Emilia Romagna su tutte (era il 2012), ma anche la vicina l’Aquila (2009), dove nonostante regole simili, furono raggiunte soluzioni più efficaci e in tempi più rapidi.






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