Crescere sui tasti bianchi e neri…
È una musicista che impressiona per la sua abilità artistica e tecnica, ma anche perché quando mette le mani su un pianoforte, l’atmosfera intorno a lei diventa magica. Parliamo di Valentina Gentile, pianista e musicoterapista con centinaia di concerti alle spalle che gestisce una scuola di musica dove insegna a tanti giovani e adulti con la passione per i tasti bianchi e neri. Noi alunne della scuola secondaria di I grado Alda Merini impegnate nel laboratorio “Reporter Jr” abbiamo deciso di intervistarla perché la stimiamo tantissimo e perché anche a noi ha trasmesso entusiasmo nelle lezioni che seguiamo da ormai tanti anni. Ultimamente ha organizzato un saggio di fine anno, con tutti i suoi 27 allievi di cui alcuni fanno parte della nostra scuola secondaria di I grado “Alda Merini”.
Com’è nata la tua passione per la musica?
Quando avevo 8 anni la mia vicina di casa mi fece sentire il suono del suo pianoforte e per me fu una folgorazione; cosi chiesi a mia mamma di poter prendere lezioni di questo strumento.
Quali obiettivi hai raggiunto grazie alla tua passione?
Ho raggiunto obiettivi artistici perché posso fare concerti e condividere la musica che mi piace con un pubblico, ma anche obiettivi professionali perché sono diventata insegnante di pianoforte.
Come un feto può crescere con la musica?
Nel grembo materno l‘orecchio è pronto per ascoltare i suoni già dalla ventesima settimana di gestazione; quindi è in grado di percepire i suoni anche attraverso la pelle. Con l’udito il feto sente non solo i suoni all’interno del corpo della madre come il battito cardiaco, la respirazione, i rumori intestinali, ma anche i suoni provenienti dall’esterno del corpo, filtrati dal liquido amniotico. È molto importante se si vuole sviluppare la musicalità del bambino che la madre canti per lui o lei. In questo modo, dalla nascita, potrà riconoscere quelle melodie da cui continuare una comunicazione sonora che si potrà poi approfondire con dei veri e propri corsi di educazione musicale.
Che differenza c’è tra insegnare musica e fare musicoterapia?
La musicoterapia si fa con persone che hanno o dei bisogni emotivi particolari o delle disabilità sia fisiche, sia mentali o in generale problematiche di espressione e comunicazione delle emozioni. Quindi si stabilisce una relazione terapeutica fatta di ascolto attivo e partecipato. Attraverso alcune tecniche si aiuta a incanalare le proprie emozioni nella musica. Il percorso di insegnamento è pure un accompagnamento dell’altro affinché acquisisca delle conoscenze e delle competenze.
Cosa si prova a insegnare musica ai bambini?
È un lavoro bellissimo, perché ha a che fare con le emozioni e con lo sviluppo della persona. Ha a che fare anche con la bellezza e con l’imparare ad ascoltare. È un percorso che permette di crescere non solo all’allievo ma anche
all’insegnante perché la musica è una materia viva, cambia ogni volta che la facciamo.
Quali concorsi hai fatto nel tuo percorso di formazione?
I concorsi vanno affrontati con lo spirito di mettersi alla prova con sé stessi più che competere con altri; sono delle esperienze che possono essere molto formative se viste nell’ottica della crescita. Il mio primo concorso l’ho fatto a 13 anni a Rieti, poi ne ho fatti altri nel centro Italia fino agli ultimi internazionali a Londra, Vienna, Salisburgo e Amsterdam, che mi hanno permesso di esibirmi in alcune delle più importanti sale da concerto europee.
Quale consiglio daresti a noi ragazzi che ci siamo avvicinati alla musica?
Non smettete mai di farla, di studiarla, di ascoltarla e di condividerla, nonostante possano esserci alti e bassi e a volte possa sembrare un impegno troppo grande. Quindi siate perseveranti nel voler raggiungere i vostri sogni musicali, qualunque essi siano.
Laura Cosenza e Alice Santarelli






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