RIETI – Il mondo è cambiato e, con esso, anche la pallacanestro sta incipientemente mutando. Oggi – più che mai – primeggia soltanto chi ha molti denari da spendere. Accade nella società civile e politica e, purtroppo, anche nello sport. Il basket non è esente dalla sindrome del “Dio denaro”. In queste condizioni la Sebastiani Rieti, come larga parte delle squadre di provincia, arranca. Il tessuto sociale ed economico del territorio – ineludibilmente meno abbiente per non dire più povero rispetto alla realtà – incide negativamente rispetto ad altre, storiche piazze di provincia nelle quali le società di vertice resistono. Rimini, Avellino, Pesaro vantano organici di primissimo livello. Ciò in ragione di un seguito popolare decisamente superiore (il doppio ove non il triplo rispetto agli abbonamenti sottoscritti a Rieti), palasport gremiti (tra i 2500 ed i 5000 presenti per ogni gara) e la compartecipazione dei rispettivi tessuti imprenditoriali che, viceversa, a Rieti latita. La Sebastiani riuscirà nell’intento di sopravvivere a questa rivoluzione del basket imposta dal “Dio denaro”? “Io faccio del mio meglio – dice il presidente degli amarantoceleste, Roberto Pietropaoli – Ciò non toglie che, in mancanza di una compartecipazione idonea, le chance di insuccesso, purtroppo, aumentano”. Oggi qual è il costo per una discreta stagione in serie A2? “Tra ingaggi, appartamenti, trasferte e tutto quanto il resto, servono almeno 2 milioni di euro. E’ una cifra enorme alla quale riesco a sopperire ancora in autonomia, ma non più con gli stessi ingaggi del recente passato. Dal 2023 anche i contratti di serie A2 sono di natura professionale, con Irpef e versamento dei contributi che, prima, non esistevano. Ciò implica che un ingaggio da 100 mila euro cresce fino a 130 o anche 140 mila euro. L’avvento degli americani nel basket italiano, la nascita di due-Roma in A1, la fuga di molti italiani verso i college americani ha innalzato anche fino al triplo i costi d’ingaggio della gran parte dei giocatori di categoria con alcuni tra questi, come Bucarelli o Liam Udom, che sono saliti al piano superiore. Cicchetti ha aumentato il suo tesseramento di oltre il doppio rispetto a quando è stato con noi; Jazz Johnson prendeva meno di quanto oggi paghiamo Green o lo scorso anno abbiamo pagato Perry; Severini vale economicamente quanto lo scorso anno valeva Guariglia; Spanghero percepiva meno di Rota, Sarto meno di Severini e Lollo la metà di quel che ha oggi. Quindi il nostro budget è pressoché identico, ma la crescita dei prezzi d’ingaggio ne ha determinato un oggettivo ridimensionamento”. Ciò non toglie che Rieti seguiti a fare molto bene: due successi nelle prime due giornate, seppur contro avversarie non di rango (Caserta e Vigevano), valgono il momentaneo primo posto. Domenica arriva Pistoia e ciò riporta alla mente i tragici giorni – l’uccisione dell’autista dei tifosi ospiti da parte di ultras reatini – che la Rieti dei canestri mai avrebbe voluto vivere. Oggi che cosa serve per sopravvivere in serie A2? “Innanzi tutto che Pietropaoli possa seguitare a guidare la Sebastiani perché non credo ci siano, in questa città, imprenditori capaci di rilevare la società e la squadra a tali costi. Necessita un forte contributo esterno. Il sindaco, il presidente della Provincia, i nostri parlamentari dovrebbero soltanto aiutarmi a reperire una o più sponsorizzazioni di rilievo, ma sembra che ciò sia impossibile; non lo è, però, a Rimini, a Pesaro, ad Avellino ed anche a Cividale dove le istituzioni sono compartecipi in misura congrua. In ogni caso mi accontenterei e sarebbe sufficiente un pubblico più numeroso perché, con almeno 2500 spettatori per gara, i tifosi sarebbero il nostro primo sponsor e ci consentirebbero di allestire organici di ben altro spessore così da preservare la serie A2 in Rieti”. (Valerio Pasquetti)





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