RIETI, 7 MARZO: MANIFESTAZIONE CONTRO GUERRA, PATRIARCATO E CAPITALISMO

Mar 6, 2026 | Politica | 0 commenti

Domani partirà alle ore 16 da Piazza Cavo la manifestazione contro la guerra, il patriarcato e il capitalismo.

Non siamo qui per chiedere spazio.

Siamo qui per prendercelo.
Non chiediamo il permesso di esistere.
Lottiamo per esistere ogni giorno, da sempre!
Il permesso è lo strumento del potere: chi concede decide, chi decide domina.
Noi vogliamo rompere questa logica.
La rivoluzione è un atto quotidiano per cambiare il paradigma del patriarcato.
È rottura.
È l’eliminazione delle gerarchie, dei privilegi.
È la riarticolazione del genere con la razza e la classe sociale; è trasformazione!
È rottura quotidiana con le logiche del capitalismo che costruiscono i nostri corpi come risorse, il nostro tempo come merce, le nostre vite come funzioni.
Non esistono guerre lontane e guerre vicine.
Esiste un unico sistema che dichiara guerra alle soggettività, che militarizza i territori, che arma gli eserciti e che legittima la violenza domestica.
Questo sistema riproduce confini e legittima i padroni.
La guerra è il linguaggio del potere.
Noi parliamo un altro linguaggio.
La libertà non è un ideale scritto nei codici.
È tempo sottratto al profitto.
È rifiuto della produttività forzata.
È sciopero dalla cura imposta, dal lavoro sottopagato, dalla disponibilità permanente dei nostri corpi.
Non vogliamo essere ingranaggi di un sistema di sfruttamento.
Non siamo ammortizzatori sociali.
Non siamo soggetti di cura che ammortizzano le carenze del sistema di welfare.
La cura non è un destino biologico delle donne, è un lavoro imposto che ci sfrutta!
Smascheriamo la favola della “vocazione naturale” che sta dietro alla divisione sessuale e internazionale del lavoro riproduttivo.
Se la società vive sul nostro lavoro invisibile, allora quella società ci è debitrice.
Non vogliamo quote simboliche dentro strutture di dominio.
Non vogliamo essere sussunte dentro alle logiche del potere.
Vogliamo disinnescarlo.
Vogliamo asili gratuiti, affinché la riproduzione sociale diventi una responsabilità collettiva.
Vogliamo congedi parentali uguali e obbligatori, perché la genitorialità non è una funzione esclusiva delle donne!
Vogliamo reddito, riconoscimento e autonomia per chi sceglie il lavoro domestico, perché nessuna dipenda economicamente da un padrone, che sia lo Stato o il partner.
Vogliamo scegliere se essere genitrici o meno.
Vogliamo scegliere come vestirci, come desiderare, come vivere il piacere.
Nessuna gonna, nessun bicchiere, nessun passato giustificano la violenza.
NO, è NO.
Il consenso non si interpreta.
Non si negozia dopo.
Non si relativizza.
O c’è, o è violenza.
Non ci basta un codice penale più severo.
Rifiutiamo uno Stato che arriva con le sirene quando il corpo è già a terra.
Uno Stato che interviene solo per punire, ma non per trasformare.
Uno Stato che amministra il danno e non lo previene.
La prevenzione significa rifondare le relazioni sociali eliminando le gerarchie, educando alla libertà e alle relazioni libere dal possesso.
La cultura dello stupro, del controllo, dell’oggettificazione è la stessa che legittima eserciti invasori, spose bambine, mogli trofeo, corpi perfetti da consumare.
È la cultura del dominio.
E il dominio non si riforma: si abbatte.
La nostra lotta è tentacolare perché il potere è tentacolare.
Sta nei contratti precari e nei confini armati.
Sta nei tribunali e nei consigli di amministrazione.
Sta nelle famiglie autoritarie e nei governi militaristi.
Noi pratichiamo autodeterminazione qui e ora.
Costruiamo reti, autorganizzazione dal basso, solidarietà, alleanze intersezionali!
Disertiamo la guerra e il patriarcato.
Disobbediamo alle leggi ingiuste.
Scioperiamo dalla riproduzione del sistema.
Non vogliamo essere rappresentate.
Vogliamo essere libere.
Non integrazione, ma liberazione.
Non protezione, ma autonomia.
Non inclusione nel potere, ma eliminazione del potere che opprime.
Anche dalle scuole si leva il grido dell’autonomia e dell’opposizione.
Le studentesse hanno portato avanti battaglie avanzate e hanno ottenuto vittorie.
Dalle consulte, alle liste, all’enorme sciopero delle studentesse di Genova.
In questo senso è fondamentale unire le lotte e consolidare l’alleanza tra studentesse, lavoratrici e settori sociali per creare una forte opposizione che trasformi le rivendicazioni nelle scuole in lotta sociale per difendere il consenso, bloccare il regime di guerra imposto dal sistema che ci opprime, cambiare tutto.
Contro la guerra.
Contro il patriarcato.
Contro il capitalismo.
Contro ogni autorità che pretende di decidere sui nostri corpi e sulle nostre vite.
Esistere non è una concessione.
È un atto di insubordinazione.
Collettivo Cortocircuito, Controvento Rieti, Collettiva Kanaglia, Balia dal collare.
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