Stallo sul Garante Detenuti, “Per il carcere di Rieti è l’anno l’unità di misura del tempo?”

Gen 9, 2026 | Altre Notizie | 0 commenti

Stallo sul Garante Detenuti – Per il carcere di Rieti è l’anno l’unità di misura del tempo?

Nel pomeriggio del 5 gennaio di due anni fa il 25enne reatino Matteo si toglieva la vita nel carcere di Ancona, quella stessa notte moriva il 65enne Stefano a Viterbo, dove era stato ricoverato d’urgenza a seguito di un lungo sciopero della fame condotto nel carcere di Rieti.

Furono questi due vicini episodi che, così diversi ma a Rieti tragicamente connessi, immediatamente indussero l’amministrazione comunale ad accelerare nel proposito di recuperare, attualizzandola, la figura del Garante Comunale per i Diritti dei Detenuti, già istituita dalla giunta Petrangeli undici anni prima ma mai concretizzatasi.

Benché il regolamento del 2013 fosse immediatamente attuabile, si scelse di attualizzarlo contando sulla rapida approvazione di un nuovo regolamento che infatti trovò nei mesi successivi una sua ipotesi compiuta di definizione, anche grazie alle interlocuzioni dell’assessore Giovanna Palomba con il Garante Regionale.

Sono però passati due anni e questo regolamento (e successivo bando e scelta del garante) si sono arenati. Non si sono però arenati per cambio di intenzione dell’amministrazione ed in particolare dell’assessore, ma per i trambusti a catena che hanno coinvolto il Palazzo Comunale a seguito del passaggio della presidente della commissione Statuto e Regolamento da un partito di maggioranza ad un altro; la successiva nomina di un diverso presidente non sembra aver risolto lo stallo, anzi lo ha forse aggravato, essendosi basata sulla spaccatura della maggioranza comunale di cui le cronache politiche ci riportano.

Non abbiamo la pretesa di ritenere che questa figura, quando ci fosse, risolverebbe i problemi della detenzione e del nostro carcere. Di certo però il collegamento tra la città e la città penitenziaria (700 tra detenuti – 80% in più, ed operatori – 10% in meno) che era l’obiettivo del nuovo regolamento comunale, è ancora da tutti definito carente; queste le parole con cui l’Ufficio regionale del Garante descrive l’istituto: “il nuovo complesso di Rieti risulta essere isolato dal tessuto sociale quanto anche geografico: la posizione difficilmente raggiungibile, la contemporanea presenza di detenuti provenienti da aree diverse e la politica amministrativa particolarmente isolata dal territorio, caratterizzano un istituto dove la popolazione detenuta ha scarsissime possibilità di progettazione”.

Contro questo isolamento qualcosa nella società civile si muove: a luglio la Confartigianato prendeva occasione da un fatto di cronaca per lamentare, all’interno del quadro generale, la stasi del protocollo di impiego dei detenuti nei cantieri sisma, chiedendo “il supporto attivo di tutte le componenti del territorio: imprese, enti locali ed istituzioni penitenziarie per passare dalle intenzioni ai risultati concreti”; il protocollo cui si faceva riferimento era quello di tre anni fa, firmato nel 2022 che, forse con qualche aggiustamento ma evidentemente ancora insufficiente, è stato rifirmato dagli stessi enti un anno fa nel 2024.

Silenziosamente nel frattempo l’Associazione Seconda Chance con fatica e lentamente riesce a coinvolgere imprenditori (due anni fa al McDonald, un anno fa al Conad) che, attratti dai benefici della legge Smuraglia, hanno sperimentato poi il valore rieducativo del lavoro.

Si usa dire che il mondo del carcere viva al suo interno in una sorta di sospensione del tempo, ma qui al suo esterno l’unità di misura di tutto ciò che lo riguarda sembra essere l’anno. Per questo Sabina Radicale rivolge un appello al Consiglio Comunale perché colga lo stimolo di questo anniversario per accantonare, almeno per il tempo necessario, divisioni che certo non riguardano l’esigenza o opportunità di questa “catena di congiunzione tra la dimensione della detenzione e la Città”.

Sabina Radicale

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