E’ ALESSANDRO ROSSI IL DOMINATORE DI GARA-1 E GARA-2 TRA RIETI E FORLI

Mag 1, 2019 | Altre Notizie | 0 commenti

RIETI – La Zeus Energy Group Rieti fa sua anche gara-2 degli ottavi di play off e si porta avanti 2-0 contro Forlì. “Siamo in vantaggio, abbiamo conservato il fattore campo – dice Alessandro Rossi – ma non abbiamo fatto ancora niente. Per passare il turno servirà farne propria ancora una e non sarà facile”. Il reale vincitore di questa prima parte degli ottavi di play off tra Rieti è Forlì è proprio lui: Alessandro Rossi. Il coach nativo di Napoli, ma che ormai a Rieti ha una sua seconda casa, ha superato alla stragrandissima il battesimo con i play off, testimoniando grande maturità. Soltanto chi ha avuto l’opportunità di vivere la post season a livello di serie A2 o Lega Due, e con abbondanza di gare, può comprendere le difficoltà insite in una serie di questo tenore. Picchio Feliciangeli che nella sua lunga carriera di play off ne ha giocati a bizzeffe, pure dominandoli (con Castelmaggiore nel 2000), dichiarò a questa testata che, per fare bene, serve un giusto mix di “esperienza ed emotività”. Detto e fatto. Alessandro Rossi ha seguito alla lettera le parole dello storico capitano della Rieti dei canestri così da inchiodare Forlì sul 2-0. Rossi si è trovato al cospetto un coach navigato, con carisma e, specialmente, di straordinaria esperienza nelle vesti di giocatore qual è l’argentino Marcelo Nicola. Un tecnico che, va detto con assoluta lealtà può, con il suo ascendente, anche condizionare psicologicamente (ovvio, in maniera del tutto involontaria) la terna arbitrale con quella che comunemente è nota come: sudditanza psicologica. Alessandro Rossi non si è creato problemi di sorta ed ha tirato avanti per la sua strada, conducendo la Zeus a questo doppio vantaggio su Forlì. Anche perché – e ciò dovrebbe essere inopinabile – sulla carta, ma soltanto sulla carta, i romagnoli sono di una se non di due spanne superiori a Rieti. In gara-2 Nicola ha potuto valersi anche dell’altro americano, Johnson e così ha disposto di rotazioni impressionanti, avvicendando di volta in volta sul parquet tutti i suoi effettivi: sotto le plance lo straordinario Bobby Jones, ben supportato da Vildera e, in parte, Toscano, se l’è dovuta vedere col gigantesco Kenny Lawson, con il maldestro e comunque efficace Diliegro, con l’italiano De Laurentiis (206 cm) che lo hanno “accarezzato” per tutta la gara. Nicola ha potuto annoverare Giachetti – meglio contenuto dalla Zeus rispetto a gara-1 – e Marini che sono una coppia di play-guardia fenomenale, idonei a fare la fortuna di qualsiasi club di questa categoria. Che dire, poi, di Bonacini e Donzelli? Anche Flan, tecnicamente limitato, ma prestante fisicamente, ha detto la sua mentre Johnson è parso oggettivamente indietro di condizione. Rossi ha risposto con Bobby – come sempre incitato a gran voce dalla “sua” gente – artefice di una gara di straripante solidità. Jones ha raccolto 14 rimbalzi, ha segnato (17 punti), seppur sbagliando e non poco dalla lunetta ed ha pure commesso un paio di falli gratuiti e venali che potevano costare carissimo. Bobby ha subito 11 falli, archiviando l’ennesima tripla doppia stagionale. Nel momento in cui Forlì ha ricucito portandosi dal -11 al – 1 (55-56) ci ha pensato Jones ad insaccare una bomba di imponderabile peso specifico che ha nuovamente girato l’inerzia della gara dalla parte di Rieti. Vildera ha fatto più che degnamente la sua parte al pari di Toscano che, però, ha commesso anch’egli alcune ingenuità in fase difensiva che potevano esser pagate a caro prezzo da Rieti. I lunghi della Zeus sono finiti qua, anche perché Nikolic non sembra pronto per il play off. Alessandro Rossi ha trovato il suo asso nella manica in Antino Jackson che Tomasini e Casini hanno coadiuvato con maggiore efficacia rispetto a ciò che accadde in gara-1. Antino si è rivelato l’elemento risolutore per Rossi e per la Zeus, ma il coach lo ha gestito a dovere, utilizzandolo con sapienza. Ogni qual volta Jackson si è accomodato in panchina per tirare il fiato, la Zeus è parsa monca, orfana di una guida efficace e sicura. Antino ha costruito, per i compagni e per se medesimo, testimoniandosi pressoché incontenibile per i malcapitati rivali. Insomma, in queste due prime partite della serie, la differenza l’ha fatta Alessandro Rossi e, soprattutto, la sua capacità di fare “gruppo”. Una qualità che gli è stata riconosciuta pure da un santone della palla a spicchi del calibro di Franco Ciani, il coach di Agrigento. Rieti, gioverà rammentarlo, non potrebbe reggere il confronto con Forlì in una ipotetica partita a scacchi, nella quale ciascun coach sia chiamato a contrapporre una sua figura a quella della controparte. Forlì, però, ha testimoniato in queste due partite giocate al PalaSojourner di non essere una squadra nel vero senso della parola, bensì un insieme di individualità che vanno ciascuna un po’ per proprio conto. I più attenti, tra i circa 3000 spettatori giunti ad assistere alla contesa di martedì sera, non avranno mancato di osservare l’esistenza di attriti e battibecchi, più o meno plateali, tra i giocatori sul parquet, come pure nei confronti di Marcelo Nicola. Adesso la serie si sposta a Forlì. E saranno gli uomini di Nicola ad essere gravati dal peso psicologico del confronto, consapevoli che un proprio inciampo – in gara-3 come, se dovesse servire, in gara-4 – costerebbe l’eliminazione dell’ambiziosa compagine romagnola. (Valerio Pasquetti)

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